lemandorle: “TI AMO IL VENERDÌ SERA” – Da venerdì 31 marzo in radio e digitale

Una canzone d’amore a 125 bpm da ascoltare la notte in macchina, mentre sul finestrino si riflettono mille luci baluginanti

 lemandorle: “TI AMO IL VENERDÌ SERA” – Da venerdì 31 marzo in radio e digitale

Lemandorle si scrive così: tutto attaccato.
Lemandorle hanno la barba.
Lemandorle sono punk: con i computer, Google e la tecnologia al posto di chitarra, basso e batteria.
Lemandorle adorano le contraddizioni e non hanno senso di appartenenza.
Lemandorle sono in due: un po’ dj, un po’ producer, un po’ cantautori.
Lemandorle amano Kanye West, gli Stooges ed Enzo Carella.
Lemandorle sono nati in coda sulla Salerno-Reggio Calabria, in un pomeriggio d’agosto degli anni ottanta, mentre alla radio suonava “Musica È” di Eros Ramazzotti.
Lemandorle vogliono solo essere amati, senza preconcetti.
Lemandorle sono un progetto di pop daltonico che si muove tra ricordi geolocalizzati e ambizioni globali. Un Mac, un microfono e tre-minuti-tre per raccontare delle storie qualunque, descritte per immagini, come se la vita fosse una bacheca di Pinterest.

È già stato scritto e detto di tutto.
Lemandorle lo sanno e non hanno presunzioni: solo la gioia di giocare finalmente al tavolo dei grandi. Dopo averci fatto ballare quest’estate con “Le ragazze”, venerdì 31 marzo tornano in radio e in digitale  lemandorle con “Ti amo il venerdì sera”.

Il venerdì sera. Un rituale collettivo, universale, liberatorio.
La sensazione, gioiosa e un po’ malinconica, che qualunque cosa possa accadere.
Come un nuovo inizio, alla fine di ogni settimana.

C’è chi cerca l’amore, chi lo svago e alcuni, anche se non lo sanno, un po’ cercano se stessi.
In discoteca, nei club alla moda, in mezzo alle strade affollate di gente o semplicemente in casa, da soli, prima di chiudere gli occhi.
Nascono amori di una sera, amicizie decennali, rapporti di una vita. E altrettanti amori, amicizie e rapporti finiscono. A volte prima di cominciare.
Perché il venerdì sera è uno snodo di vite parallele, possibilità mancate e strade che non percorreremo. È un salto nel buio, un atto di fede. Come l’amore. Come la vita. Come le cose che vogliamo di più. Le rincorriamo tutta la settimana, arrivano, e puntualmente alla fine del weekend qualcosa ci sfugge. Ma il lunedì riprendiamo a cercare. Come in un loop.
Una canzone d’amore a 125 bpm da ascoltare la notte in macchina, mentre sul finestrino si riflettono mille luci baluginanti.

Il video (http://vevo.ly/tCQGjy) uscito lo scorso 24 marzo e girato da Irwin Kowac, è la rappresentazione di uno spaccato di vita del giovane Gabriele, brillante e creativo che nasconde un lato introspettivo e sfuggente. Conquistatore anaffettivo. Bipolare nel tentativo di trovare un equilibrio. Per una canzone IndiePop come “Ti amo il venerdì sera”, è stato pensato un soggetto capace appunto di esaltare la sua natura semplice ma estremamente efficace e tagliente. Il video si rivolge a quella fascia tra l’adolescenza e l’età adulta, in quella via di mezzo nella quale si è già smaliziati ma si preserva ancora uno sguardo al passato, raccontando uno dei tanti venerdì sera, tra inganni ed esperienze di vita, litigi amorosi e incontri veloci, appassionati e al contempo distaccati, tra incontri privati e esperienze notturne nella città, utilizzando la tecnica circolare di ripresa che sottolinea la serialità comune tra i giovani di intendere i rapporti. L’amore usa e getta.

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La Redazione