Tetralogia di David Bowie: “tutto quello che Bowie ha sempre detto”.

Noi vogliamo ricordarlo così….per quello che ha detto personalmente e non per quello che dicono gli altri senza conoscerlo…….

Nella storia della musica rock, esistono alcuni personaggi che hanno provocato con il loro modo di essere e la loro influenza tantissimi cambiamenti e tante svolte significative passando dalla sfera spettacolare a quella di costume.

Uno di questi è sicuramente DAVID BOWIE, scomparso recentemente e di sicuro uno dei personaggi fondamentali per la musica rock e non solo. Ancora increduli per quanto avvenuto improvvisamente, almeno per le persone che non erano a stretto contatto con l’artista cerchiamo di capire, attraverso le stesse parole della Rockstar, rilasciate nel corso degli anni in alcune interviste (visto che materialmente sarà impossibile realizzarne una dopo la sua morte), il suo pensiero relativo a temi importanti come possono essere la vita, la politica, il sesso, la poesia e l’arte e la musica.

Nel realizzare questo collage la cosa sorprendente è che nonostante alcune affermazioni risalgano ai tempi iniziali della sua carriera fino alla trilogia berlinese, tutto è tremendamente attuale.

Parte Prima: DAVID BOWIE E LA VITA
«La verità? Ero a pezzi! Mi sono messo nel giro del rock perchè era un buon sistema per fare soldi e tirare avanti. Prima dipingevo. Studiavo arte applicata alla Bromley Technical High School. Ho provato anche con la pubblicità, una cosa orribile. È un mestiere merdoso. Invece, mi trovavo bene a suonare il sassofono e ho fatto un tentativo con il rock. La fine degli anni ’60 erano la stagione dei “mods”, i bei vestiti sono stati un ottimo incentivo.   

«Vivevo di merda. Dei rifiuti dietro Carnaby Street. A quel tempo i migliori stilisti vivevano lì e dato che erano per la maggior parte italiani e molto ricchi se solo una camicia aveva un bottone scucito la buttavano nella spazzatura. Noi andavamo in giro a tirar su la roba dai secchi. Interi guardaroba. Rubavo anche, si rubava tutti. Era di moda. Nella musica tutti volevano essere il prossimo Elvis Presley. Ho girato tanti gruppi, uno si chiamava David Jones and the Buzz, un altro David Jones and the Lower Third e anche un gruppo di mimi che si chiamava The Fathers. È stata la cosa che mi veniva più facile, ero ragionevolmente bravo. La mia tecnica era povera ma nessuno se ne accorgeva. Avevo un corpo abbastanza docile, faceva tutto quello che volevo. Fare il mimo mi ha aiutato a far tesoro del linguaggio del corpo.

Nel mentre ho conosciuto Angela (la sua prima moglie) perchè andavamo tutti e due con lo stesso uomo. Una volta un suo boyfriend che era un talent scout della Mercury Records, la portò a vedere uno spettacolo alla Roundhouse, dove c’ero anche io.  A lui di sicuro non piacqui, ma Angela minacciò di lasciarlo se non mi avesse almeno offerto una possibilità per un contratto e così….. Ho poi sposato Angela, ma non certo per questo. L’ho sposata perchè mi ero reso conto che lei era una delle poche donne con le quali ero capace di vivere per più di una settimana. Tra alti e bassi è sempre bello ritornare da lei. Io sono molto esigente. Non tanto sul piano fisico, quanto su quello mentale, sono infaticabile. Metto molta intensità in quello che faccio. Però di Angela non sono mai stato innamorato, forse una volta. Essere innamorati è un’esperienza orribile. Mi rovinava, mi disseccava. Era come una malattia, una cosa odiosa.

Nella mia famiglia l’idea di malattia è una cosa che ci perseguita. Mio fratello Tony era in manicomio. Mi diverte molto pensare che c’è della follia nelle mie vene, un sinonimo di genialità. Non ho molti rapporti con i miei genitori. Non parlo con loro da anni e poi mio padre è morto. Non riesco a capire nessuno di loro. Ma non è neppure un problema che loro non capiscano me.

Tra la realizzazione di un disco e l’altro, io scrivo, scrivo canzoni, sceneggiature, poesie, dipingo, fotografo,recito, mi dirigo, produco, faccio tournées. Potrei metterti davanti tanto materiale nuovo che non ho mai registrato…insomma lavoro, lavoro e lavoro.

Come mi rilasso? Le vacanze? Mi rilasso solo lavorando. Non scherzo. Ho sempre pensato che l’unica cosa da fare

era di attraversare la vita come un Superman, tirare avanti, dalla prima all’ultima goccia di vita. Non riesco a pensare che un individuo possa essere rinchiuso nel concetto “buona” persona. Non ce la faccio ad essere un onesto Signor Rossi. Voglio essere un super-essere, voglio migliorare me stesso, corpo e cervello al massimo.

Avere un figlio mi ha aiutato molto. All’inizio ero spaventato, ora è il suo futuro che conta, il mio, invece, scivola via. Ci sono preparato e sono preparato alla sua fine. Conosco un sacco di persone che credono alla storia dell’immortalità. Mi divertono. Personalmente non m’importa vivere troppo a lungo. A far cosa poi? A trascinarsi dietro il proprio scheletro per gratificare il proprio “io”?

Mi dispiace molto essere pessimista. Non riesco ad essere ottimista sul futuro. Comunque non sono neppure rassegnato. Vi è, e lo voglio, qualche conforto nella compassione, so che è una parola che si usa molto nell’ambito del mio lavoro, ma ad esempio, “Heroes” è un lavoro compassionevole, almeno lo spero, soprattutto verso le persone e le situazioni stupide in cui tutti noi continuamente ci mettiamo. Situazioni a volte dipese dall’ignoranza e dalle decisioni affrettate che portano ai gruppi e alle divisioni in tutti i campi. Penso che non abbiamo fatto molta strada dall’età tribale. Molti non riescono a stare dietro a questo mondo. È troppo veloce, cominciano a cadere. Non c’è molto posto per la speranza. Ma io non ho ancora gettato la spugna. Anche se non sono un tipo molto coraggioso, non smetto di lottare, e il fatto di scrivere canzoni su questo o di pensarci può essere un modo di farlo.

Riguardo alla mia esperienza americana posso solo dirti che non vedevo l’ora di tornare in Europa anche se ha contato molto. Diciamo che sono molto permeabile alle suggestioni dell’ambiente in cui mi trovo. Prendi Berlino. È una città di bar. La gente sembra triste e delusa, può ubriacarsi in pace. Osservare intensamente il posto dove vivo è forse la ragione per cui sono molto attratto dalle città. Questa sensazione l’ho anche cercata di fermare nei miei quadri. Ho realizzato una serie di dipinti mentre ero lì sui turchi che vi abitano e anche un pezzo che si chiama “Neukoln” che è il nome dell’area in cui i turchi sono costretti a vivere in condizioni terribili. Ovviamente questa realtà ha influito pesantemente sull’umore di album come “Low” ed “Heroes”.

…….to be continued…… parte seconda: DAVID BOWIE E LA POLITICA

fonti: interviste rilasciate dall’artista nel corso degli anni e raccolte in “Eroi e canaglie nella musica pop” (Arcana Editrice)

La Redazione